Crediti in sofferenza: interviene la Bce

Secondo una statistica diffusa da Bankitalia a novembre 2014, i crediti in sofferenza in Italia sono cresciuti nell’ultimo anno del 18,4%, bloccando una quantità enorme di liquidità e peggiorando la situazione già grave di alcuni istituti bancari italiani. Per liberare capitali da investire nell’economia, ora il Governo propone l’acquisto da parte della BCE di una delle sofferenze bancarie, ovviamente  ad un tasso “scontato”.

Pare che questo progetto sia stato reso possibile da una proposta della Banca Centrale Europea che si assume il rischio di insolvenze ferme presso gli istituti italiani (i cosidetti Abs, assetbacked securities). Si tratta di prestiti a imprese o mutui a famiglie sui quali che sono insolventi o in ritardo nel pagare.

IL GARANTE E’ IL TESORO

Secondo il presidente della BCE Mario Draghi questa possibilità riguarderebbe solamente i prestiti con un rischio più basso e solamente a fronte di una garanzia statale che copra eventuali perdite da parte dell’acquirente del credito. Si tratta comunque di 50 dei 180 miliardi di sofferenze presenti nelle banche nostrane.
In caso di ulteriori perdite sarebbe il Tesoro a rimborsare le quote che si prevedono per un totale di 8 miliardi.

IL GOVERNO PRONTO A MANOVRA STORICA

Già se ne era parlato a dicembre, a seguito di un’interrogazione del parlamentare del Pd Causi, il quale aveva raccolto la proposta contenuta in alcuni dossier della Fondazione Astrid - costituita da un team di esperti nel settore -  ed aveva ricevuto il parere favorevole del sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti, a patto di mantenersi entro quelle che sono le norme europee in materia di aiuti statali.

Ora il Governo sembra intenzionato a proseguire, ma si attendono i commenti degli altri Stati membri, la Germania in primis, che già in passato si era dichiarata contraria all’acquisto da parte di Bce di titoli garantiti con crediti privati. Il presidente della Bundesbank ha infatti dichiarato: “c’è pericolo che i politici allentino i loro sforzi per le riforme e che gli investitori assumano un rischio eccessivo cercando guadagni che possono mettere a rischio la stabilità finanziaria”.

In ogni caso, la rimozione delle sofferenze bancarie è un altro segnale per la ripresa ma soprattutto un cambiamento storico: l’utilizzo di denaro pubblico per le banche è un’azione mai intrapresa in Italia.

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